”COME REINTERPRETARE LE COSTITUZIONI DEMOCRATICHE ALL’ALBA DEL XXI SECOLO: CON QUALI VALORI, FONDAMENTI, PROSPETTIVE ED ELABORAZIONI ?”

Incontro zoom con l’onorevole Stefano Ceccanti, costituzionalista, parlamentare e docente di diritto pubblico comparato, il giorno 24 Ottobre, ore 13:00 EDT, ore 19:00 ora Italiana. Organizzato dal circolo del PD di New York con la collaborazione della segretaria PD America Settentrionale e Centrale.

Per partecipare: https://us02web.zoom.us/j/84349375336pwd=TlozMnJPclVyNXRqWGRDMXVuNE1pdz09 Meeting ID: 843 4937 5336 | Passcode: 489304

L’incontro e’ stato proposto da Mico Delianova Licastro, membro della Commissione di Garanzia/Circoscrizione Estero e della Commissione Statuto/Estero del partito democratico italiano, che ha detto: ”Ho chiesto all’onorevole Ceccanti di incontrare iscritti, simpatizzanti e interessati all’argomento nella nostra circoscrizione estera, e non solo, per approfondire un argomento, le costituzioni, di grande attualità e interesse non solo politico di cui lui e’ uno dei massimi esperti in Italia e nel mondo, anche in considerazione dei recenti referendi costituzionali in Italia e dell’attenzione che negli USA sta avendo la possibilità di una riforma
costituzionale per aumentare il numero dei giudici della corte suprema.”

In preparazione all’incontro L’Onorevole Ceccanti ha detto: ”La Costituzione italiana come ogni testo analogo è composta da un testo (a sua volta da distinguere da principi sempre validi e forme organizzative da aggiornare), un pre-testo (l’esperienza della lotta di Liberazione e il voto democratico di un’Assemblea costituente) e un con-testo (ciò che è cresciuto insieme, a cominciare dallo spazio comune dell’Unione europea. Il testo, il pre-testo e il con-testo sono i pilastri che possono e debbono orientare le nostre scelte politiche”.

L’incontro sara’ moderato da Mr. Licastro assieme al Dott. Massimo Tommasoli, rappresentante Permanente di International Idea presso l’ONU, autore di varie pubblicazioni sui processi di democratizzazione e l’ONU, che ha notato che “gli stati di emergenza dichiarati in seguito alla pandemia – tanto nelle democrazie consolidate, quanto nei paesi che hanno sperimentato recenti transizioni democratiche – hanno generato una discussione tuttora in corso sul rispetto delle garanzie costituzionali nell’ambito delle misure di risposta immediata e dei programmi di ripresa economica e sociale post-Covid19”.

Le Costituzioni degli stati che ne hanno una, stilate alcune da oltre 200 anni, o come quella Italiana creata a seguito della sconfitta del nazifascismo a conclusione della Seconda Guerra Mondiale, o come il Charter delle Nazioni Unite, così come scritte ed emendate nel tempo, a molti non appaiono più adeguate a soddisfare le complesse e molteplici necessità e richieste dei cittadini all’ingresso nel XXI secolo. Ciò anche a causa dell’evoluzione e velocizzazione delle nuove tecnologie che aprono ad un futuro ferocemente diverso dal presente, dell’esplosione della popolazione mondiale e facilità dei loro movimenti transcontinentali, dei flussi migratori causati da guerre, dei stravolgimenti climatici ed economici e di pandemie con forti impatti sulle democrazie a rischio di abusi sotto il profilo legale e costituzionale da parte del potere esecutivo rispetto agli altri poteri dello Stato.
I recenti tentativi di cambiare alcuni aspetti della nostra Costituzione richiamano altri interventi fatti nel passato su arti ingiuriati di un corpo che e’ già stato sottoposto ad emendamenti specularmente riparatori su molti dei sui gangli vitali. Considerando la
situazione geopolitica corrente saranno necessarie nuove riparazioni alle Costituzioni dei paesi democratici per soddisfare le richieste delle popolazioni per una maggiore giustizia sociale, politica ed economica?
Il segretario del circolo PD di New York Mr. Enrico Zanon ha detto: “Il nostro circolo vuole essere il luogo di incontro per tutti gli appassionati del bene comune, dove discutiamo di temi che riguardano non solo l’Italia e condividiamo la difesa di tutti i diritti delle persone. Ma è anche un luogo dove trovare nuove amicizie, sentirsi accolti e, per chi è nuovo in città, trovare preziosi aiuti. In questo contesto diamo il benvenuto all’on. Ceccanti che ci aiuterà ad ampliare il nostro orizzonte su un tema fondante e che ci lega tutti.” E dalla segreteria del PD USA: ”Viviamo in un contesto internazionale politico, sociale ed economico che richiede la nostra massima attenzione specialmente per ciò che riguarda i nostri diritti, e doveri, che vengono enumerati nelle costituzioni e la nostra ce la invidiano nel mondo. Grazie all’onorevole Ceccanti per la sua disponibilità ad incontrarci e parlare di questi argomenti e a
Mico per avercelo proposto e contribuito ad organizzarlo.

Contact: Mico Delianova Licastro
E-mail: mico.licastro@gmail.com; Cell: +1-631-566-0257
https://partitodemocraticonewyork.wordpress.com/
https://partitodemocraticousa.it/ceccanti/

Press release – for immediate release/comunicato stampa
New York, 22 Ottobre, 2020

Sabato 24 Ottobre – Incontro On. Ceccanti

Invito ad un incontro zoom con
L’Onorevole STEFANO CECCANTI, Partito Democratico Italiano
organizzato dal Circolo PD di New York, con il supporto del Partito Democratico Nord e Centro America
”COME REINTERPRETARE LE COSTITUZIONI DEMOCRATICHE ALL’ALBA DEL XXI SECOLO: CON QUALI VALORI, FONDAMENTI, PROSPETTIVE ED ELABORAZIONI ?”

SABATO 24 OTTOBRE, 2020
United Nations Day
13:00/14:30 New York time; 19:00/20:30 Italy time

Per partecipare:https://us02web.zoom.us/j/84349375336?pwd=TlozMnJPclVyNXRqWGRDMXVuNE1pdz09
Meeting ID: 843 4937 5336 | Passcode: 489304

L’Onorevole Stefano Ceccanti e’ un costituzionalista, docente di diritto pubblico comparato presso l’università La Sapienza. E’ stato senatore nella XVI legislatura eletto in Piemonte, oggi e’ deputato della XVIII legislatura eletto in Toscana sua regione di origine. E’ vicepresidente del Comitato per la Legislazione; membro della Prima Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni; del Comitato Consultivo sulla Condotta dei Deputati e membro supplente del Collegio d’Appello. E’ autore di numerosi volumi su, tra altri temi, le istituzioni delle democrazie, forme di governo parlamentari, libertà comparate.

Programma
Benvenuti: Enrico Zanon, segretario Circolo PDNY, Alessandro Epasto, presidente circolo PDNY, e Christian Di Sanzo, segretario PD Stati Uniti insieme a Mario Marra, Segretario PD Canada
Moderatori: Mico Delianova Licastro, Comitato di Garanzia del PD/Circoscrizioni Estero e Commissione Statuto PD Estero; e Massimo Tommasoli, Permanent Observer for International IDEA to the United Nations.

Le Costituzioni degli stati che ne hanno una, stilate alcune da oltre 200 anni, o come quella Italiana creata a seguito della sconfitta del nazifascismo a conclusione della Seconda Guerra Mondiale, o come il Charter delle Nazioni Unite, così come scritte ed emendate nel tempo, a molti non appaiono piu’ adeguate a soddisfare le complesse e molteplici necessità e richieste dei cittadini all’ingresso nel XXI secolo. Ciò anche a causa dell’evoluzione e velocizzazione delle nuove tecnologie che aprono ad un futuro ferocemente diverso dal presente, dell’esplosione della popolazione mondiale e facilità dei loro movimenti transcontinentali, dei flussi migratori causati da guerre, dei stravolgimenti climatici ed economici e di pandemie con forti impatti sulle democrazie a rischio di abusi sotto il profilo legale e costituzionale da parte del potere esecutivo rispetto agli altri poteri dello Stato. 

I recenti tentativi di cambiare alcuni aspetti della nostra Costituzione richiamano altri interventi fatti nel passato su arti ingiuriati di un corpo che e’ già stato sottoposto ad emendamenti specularmente riparatori su molti dei sui gangli vitali. Considerando la situazione geopolitica corrente saranno necessarie nuove riparazioni alle Costituzioni dei paesi democratici per soddisfare le richieste delle popolazioni per una maggiore giustizia sociale, politica ed economica?

In questo incontro l’onorevole Ceccanti parlerà di questi argomenti e risponderà alle vostre domande che potete inviarci già da ora all’indirizzo e-mail: circolopdnewyork@gmail.com. Dopo le domande programmate, sara’ possibile porre domande durante l’incontro.

Vi aspettiamo numerosi,
Segreteria Circolo Pd New York

Sondaggi su Covid19, movida e costi sociali

Mico Licastro qui commenta un recente sondaggio di Emg/Adnkronos: https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/10/15/sondaggio-emg-adnkronos-stretta-movida-piace-misure-governo_lqcwl5ZYSJnWxZGTz6BxWI.html

C’è una discrepanza nei risultati di questo sondaggio con quello che sento e vedo in TV in diversi talkshows televisivi. 

Qui i giovani sono all’80% favorevoli alla stretta sulla movida. Questi dati non si incrociano con le immagini di giovani (nell’articolo la foto mostra un gruppo di giovani moderatamente distanziato…) che circolano nelle movide di varie città sia al nord che al centro che al sud e che sono estremamente problematiche. In queste immagini televisive, ma anche nelle prima pagine di giornali ci sono gruppi di numerosi giovani che si riversano nei pub fino a notte inoltrata, parcheggiati davanti agli ingressi con bicchieri di birra in mano, ammassati come sardine.

Condivido le decisioni prese da altri Paesi che hanno usato decisioni dure per contenere la divulgazione del virus. Con queste decisioni hanno salvato vite umane. Chi si oppone a queste misure dice che “l’economia non se lo può permettere” e “perché toglie lavoro alle persone”. Spesso questi programmi tv hanno ospiti del pubblico, specialmente di impiegati di fabbriche e aziende in difficoltà, in vari settori dell’economia, che chiedono che il governo deve  intervenire per farli tornare al lavoro.

Io preferisco che queste persone possano tornare a lavorare, studenti e insegnanti tornare nelle classi, e che gli anziani negli ospizi possano ricevere i loro cari… dopo che un vaccino sicuro è stato sviluppato e messo a disposizione di tutti, gratis. I governi, per quanto mi riguarda, devono prima di tutto salvaguardare le vite umane anche aumentando il proprio debito pubblico per tenere tutti in sicurezza, poi dar retta anche alla salute delle aziende. I soldi ci sono, magari non nelle casse degli Stati, ma certo nei conti cifrati di privati o di governativi e filo governativi nei paradisi fiscali e molti soldi nel sommerso dentro casa. Credo lo Stato debba sferrare un durissimo attacco a queste persone, finanziandone i costi per aumentare mezzi e personale, e sottrarre i capitali nascosti sia quelli creati criminalmente sia creati da attività commerciali, industriali o finanziarie apparentemente legali.

Brevi considerazioni sul voto regionale e referendario

L’esito del voto nelle 7 regioni dello scorso weekend non ha lasciato sorprese. Certo, se le aspettative sono basse, è più facile avere delle soddisfazioni. In via generale non cambia nulla: il consenso del Partito Democratico rimane dov’era, ma la sua responsabilità nel buon esito dell’azione di governo viene accresciuta notevolmente.

E su questo, i circoli, compreso il nostro, devono focalizzare attenzione ed energie.

Nemmeno sull’alleanza con il Movimento 5 Stelle c’è chiarezza: abbiamo vinto senza di loro e perso con loro (in Liguria), ma non penso che questo abbia alcuna rilevanza. È bene quindi che il Partito Democratico si sforzi ad offrire il meglio in termini di proposte e persone. Poi, se altri vorranno unirsi, meglio; altrimenti pazienza.

L’esito del referendum, scontato nella sostanza, ha invece effetti molto profondi su noi italiani all’estero e il modo in cui possiamo incidere nella vita nazionale. Ci si aspettava un’affluenza più alta: non del 23% ma verso il 30% come alle elezioni politiche o all’ultimo referendum costituzionale. E ci si aspettava un risultato dove il NO fosse competitivo, quindi ben maggiore del misero 20%. Possono essere molteplici i motivi di questi dati:

– la pandemia ha portato molti connazionali a spostarsi dai luoghi di residenza e in molti casi i plichi non sono stati ricevuti in tempo;

– l’esito scontato può aver trattenuto molti dal votare;

– rabbia, delusione o altri sentimenti negativi nei confronti del nostro Paese per tanti che hanno dovuto emigrare per necessità puo’ aver influito sull’affluenza e sul risultato. In ogni caso, noi come Circolo del Partito Democratico di New York vogliamo continuare a dare il nostro contributo alla crescita della nostra comunità.

di Enrico Zanon – Segretario del Circolo

Perché rivotare Vincenzo De Luca

Riceviamo questa utilissima email che rendiamo a disposizione di tutti.

Gentile Enrico Zanon,
sono Angela Pascale, la responsabile comunicazione del PD Napoli.
Provo a darti subito qualche indicazione sul perché rivotare Vincenzo De Luca: qui sotto troverai la brochure che abbiamo realizzato con alcune proposte emerse durante la conferenza programmatica da noi organizzata a luglio e il programma di governo della coalizione realizzato dal Presidente De Luca, inoltre ti consiglio di seguire la nostra pagina (https://www.pdnapoli.it/) dove provo a riportare i contenuti più importanti o che ritengo maggiormente rilevanti.


Vincenzo De Luca si è distinto nella gestione della Regione, tra le tante cose,

  • riuscendo ad uscire finalmente dall’annoso commissariamento della sanità,
  • ha avviato un piano di assunzioni che prevede
    • 600 posti in EAV (partecipata regionale dei trasporti),
    • circa 600 posti nei centri per l’impiego
    • 2500 posti nella pubblica amministrazione e negli enti locali,
  • ha presentato 11 progetti di riqualificazione della città di Napoli (di cui ti allego file qui sotto),
  • ha saputo attrarre moltissime aziende tech che hanno prodotto occupazione e indotto,
  • ha saputo gestire l’emergenza Covid, anticipando le scelte del governo nazionale e dando un sostegno concreto a famiglie, lavoratori e imprese attraverso il Piano Socio Economico, scritto e ideato di concerto anche al Partito Democratico.

Per cui, oltre a far votare Vincenzo De Luca, sono io farvi una richiesta, convincete tutti a votare la lista del PD, perché stiamo provando e, ci stiamo riuscendo, a raccogliere le migliori idee e menti della nostra Regione, perché abbiamo sempre un dibattito vivo, acceso, democratico e plurale che solo un partito può garantire.
Grazie per l’attenzione. Per qualsiasi altra informazione sono sempre disponibile.
Un abbraccio,
Angela Pascale  

PERCHÉ ZAIA È UN FRENO TIRATO PER IL VENETO

di Enrico Zanon, Segretario del Circolo PD di New York

Visito il Veneto da turista da 10 anni dopo averci vissuto per 30. Come me in questi 10 anni 23.300 giovani sotto i 34 anni hanno abbandonato il Veneto (12mila solo nel 2019), che sembra sempre immutato.

Da quando sono adolescente ho conosciuto solo 2 Presidenti: Giancarlo Galan e Luca Zaia. E in tutti questi anni chi l’ha governato si è limitato ad amministrarlo senza fornire a questo territorio un piano di sviluppo. Ora non possiamo piu’ permetterci il solito andazzo. Gli anni ’20 saranno decisivi per il pianeta, figuriamoci per il Veneto. O compiamo uno scatto in avanti oppure perdiamo il treno.

E Luca Zaia non è la persona giusta a cui affidarsi. Nei 15 anni come Vice e come Presidente non ha governato, ma ha sempre solo fatto campagna elettorale. Vediamo cosa manca al Veneto.

  • Piano di coordinamento: serve per “proteggere e disciplinare il territorio per migliorare la qualità della vita in un’ottica di sviluppo sostenibile e in coerenza con i processi di integrazione e sviluppo dello spazio europeo, attuando la Convenzione europea del Paesaggio, contrastando i cambiamenti climatici e accrescendo la competitività”. Ebbene, questo piano approvato in fretta a fine mandato (il 30 giugno 2020) sostiuisce quello del 1992 (!!!) ma non è collegato ad alcun piano paesaggistico
  • Piano cave: finalmente il 16 marzo 2018 è stato approvato. Quello precedente era del 1982.
  • Piano trasporti 2020-2030: il 14 giugno è stato approvato, quando quello precedente è degli anni Novanta. Sarà attuato? Non vi si legge nulla a proposito di trasporti metropolitani né del biglietto unico elettronico.
  • Piano di tutela e risanamento dell’atmosfera: esiste dal maggio 2016, ma il Veneto ha speso solo 4milioni quando la Lombardia ne ha messi 600. Eppure sappiamo che l’inquinamento dell’aria è un’emergenza anche in Veneto.
  • Piano sviluppo sostenibile: è in attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU. Esiste, ma è stato redatto come fosse solo un adempimento burocratico
  • IPAB: le case di riposo hanno uno statuto che fa ancora riferimento alla legge n. 6972 del 17/07/1890. Solo la Sicilia, con il Veneto, non ha dato atto alla normativa del 2000 per un loro aggiornamento
  • Fibra ottica: è prevista dal 2002 ma non è finanziata.
  • Ciclone Vaia: zero soldi investiti dal Veneto, mentre lo Stato ha messo un miliardo
  • Pedemontana: è l’unica autostrada mai costruita in Italia dove le spese sono a carico del contribuente (tra l’altro la più costosa d’Europa) ma i privati hanno una rendita garantita (153milioni all’anno per 39 anni). E quindi gli automobilisti pagheranno (chissà da quando) 16€cent al km contro i 7 medi in Italia.
  • Prosecco: avete mai sentito Zaia riflettere sul rischio idrogeologico che questa fetta della nostra economia corre?
  • Ospedali: dal 2002 al 2019 i posti letto pubblici sono calati del -20%, mentre quelli privati sono aumentati del +16%. La parte territoriale è trascurata con una riduzione dei primariati e un impoverimento dei dipartimenti di prevenzione. Sulla sanità veneta stendiamo un velo pietoso: i passi indietro compiuti in questi anni sono enormi…
  • Autonomia: come è stata richiesta da Zaia è irrealizzabile. Non accadrà mai. D’altronde non è accaduta nemmeno con Salvini vice-Presidente del Consiglio. Cos’altro serve per capirlo?

Zaia si è invece molto dedicato alle piccole mance, alle sagre di paese, ad abbonirsi amici e capi popolo. Non conosco le alternative in campo. Mi sembra che il programma di Arturo Lorenzoni sia molto ambizioso ma peccato sia poco conosciuto. È davvero grave che l’opposizione in Veneto non sia riuscita in tutti questi anni a prepararsi per farsi trovare pronta e unita nel convincere ampiamente il popolo veneto. Avremmo bisogno di vedere un orizzonte chiaro e sapere di poter giocare alla pari con i propri concorrenti internazionali nei prossimi anni.

SULLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI

di Enrico Zanon – Segretario del CircoloPicture 025

Il quesito referendario a cui siamo chiamati rispondere è semplicissimo nella sua formulazione ma richiama a temi di fondo sulla nostra democrazia: su quante persone vogliamo per rappresentarci, ma – di fatto – sul come lo fanno.

Nella Costituzione in vigore nel 1948 è eletto un deputato ogni 80mila abitanti e un senatore ogni 200mila. Quindi il numero dei parlamentari originalmente doveva essere proporzionale alla popolazione. Fu nel 1963, quando l’Italia aveva circa 50milioni di abitanti, che si stabilirono i deputati in 630 e i senatori in 315, di fatto cristallizzando le proporzioni definite 15 anni prima. Ora però l’Italia ha circa 60milioni di abitanti e ogni parlamentare ha quindi un 20% di popolazione in più da rappresentare.

La facilità degli spostamenti, il progresso tecnologico, la diversa formazione delle leggi (ora anche in capo a regioni e Unione Europea) rendono possibile una maggiore efficienza e quindi un ulteriore taglio dei nostri rappresentanti. Non c’è però un numero magico: a ben guardare l’art.67 della Costituzione dice che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione” intera, quindi tutti noi 60milioni.

Si legge su Openpolis.it che nei primi due anni della corrente legislatura sono stati presentati 3752 disegni di legge, di cui il 90% di iniziativa parlamentare, però l’80% di questi non ha ancora iniziato l’iter parlamentare (2550 non sono mai stati discussi in commissione e 621 non hanno mai visto assegnata una commissione). Solo 108 di questi ddl hanno completato l’iter. Ormai il 67% delle leggi approvate è di iniziativa governativa o è conversione di trattati internazionali e il 70% è la quantità di leggi approvate con solo il 5% o meno di voti contrari.

download (1)I parlamentari possono incidere sulla conversione dei decreti del Governo con i loro emendamenti: nei primi due anni di legislatura questi emendamenti hanno aumentato i commi dei decreti dell’84% andando quindi a rendere il testo ancora più difficile da leggere e capire.

Per quanto riguarda la funzione di controllo del Parlamento sappiamo che sono oltre 10mila le interrogazioni e le interpellanze depositate, ma solo ad un terzo circa viene dato risposta. Se guardiamo esclusivamente le interrogazioni che richiedono una risposta scritta da parte del Governo, siamo al 23% nella scorsa legislatura mentre il Governo Conte II è solo al un ridicolo 1,6% di risposte.

Di fronte a questi numeri è da chiedersi cosa vogliamo farne del Parlamento e delle sue commissioni. Bisogna chiedersi come andrebbero modificati legge elettorali e regolamenti parlamentari. Non si sente nulla di tutto questo. Non si sente nemmeno più parlare del risparmio che questo taglio produrrebbe.

Per quanto riguarda la rappresentanza degli italiani all’estero, ormai 5milioni solo quelli registrati, questa sarebbe di fatto cancellata.

Insomma, questo taglio di parlamentari non dà alcuna risposta ai problemi di funzionamento del nostro Parlamento e genera maggiori squilibri. In più cancella una fetta di elettorato che ha dovuto allontanarsi per un futuro migliore e che invece dovrebbe valorizzare per dare all’Italia un peso internazionale maggiore sia da un punto di vista politico che commerciale. E infine non dice nulla sugli altri organi di rappresentanza degli italiani all’estero: i ComItEs e il CGIE, che – secondo me – dovrebbero essere riformati rafforzandoli.

Quindi voterò e chiedo di votare NO ma soprattutto chiedo che almeno il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si incontrino per affrontare questi argomenti complessivamente e darvici una risposta.

Proposta gruppo di lavoro sulla scuola

Ciao a tutti,

ormai molto tempo fa ho detto che mi sarebbe piaciuto occuparmi un po’ di scuola all’interno del circolo. Con i ritmi che mi permette il lavoro, negli ultimi mesi ho cercato di studiare un po’ di cose e mi sono messo in contatto con un paio di persone legate al mondo della scuola, in Italia e non. Di seguito, vi scrivo una proposta per un gruppo lavoro sulla scuola, per chi fosse interessato. Ovviamente, questo può essere un punto di partenza a cui aggiungere altre questioni a cui altri sono interessati (rispondete a circolopdnewyork@gmail.com).

Agenzia_Fotogramma_FGR1360303-kZQB-U3140826197176aU-656x492@Corriere-Web-SezioniMolto spesso quando si parla della  scuola italiana si finisce per parlare delle perpetue situazioni di  emergenza: l’edilizia scolastica, i concorsi per il personale, eccetera. È importante mantenere alta l’attenzione su questi temi ma, mentre sono ovviamente parte di ciò su cui si basa la didattica, sono temi  principalmente amministrativi e, nonostante il loro essere tristemente strutturali, sono problemi che necessitano principalmente di fondi, e non molto di un cambiamento del modo di pensare. Chi non ha un’influenza diretta  su MIUR e MEF purtroppo non può far altro che denunciare la situazione. Credo, piuttosto, che al livello di circoli ci si dovrebbe concentrare su progetti più a lungo termine, ovvero su cosa vorremmo che il ministro  di competenza facesse entro i prossimi dieci o quindici anni. E per  permettere alla scuola e all’università di cambiare le sorti di un paese come l’Italia non basta finanziarle, come viene in genere proclamato, serve anche rinnovarle.

Difficilmente una persona o un partito può riuscire a portare in un colpo solo sufficienti idee innovative per cambiare la scuola. Quello che la politica può fare è mettere in funzione meccanismi che rendano il sistema scolastico intrinsecamente dinamico. Questi dovrebbero amplificare le buone innovazioni sviluppate in singole scuole e promuovere una loro adozione più vasta, e magari la loro assimilazione in riforme della scuola, favorendo la visibilità delle innovazioni della didattica a livello di policy-making. Un sistema scolastico con queste proprietà è anche più stabile e resistente alle fluttuazioni politiche, e il suo funzionamento è relativamente indipendente dalla presenza o meno di un ministro illuminato.

L’obiettivo è prima di tutto comprendere quale sia la situazione attuale. Solo dopo avere una chiara visione si possono fare proposte che portano lo stato delle cose in avanti, e non sono solo riformulazioni di cose che ci sono già. E la visione sulla scuola bisogna costruirla in modo comparativo, non basandosi solamente su ciò che succede in Italia ma anche guardando ad altri paesi. Qui siamo in una posizione privilegiata per farlo, perché possiamo guardare le cose da lontano e perché abbiamo a New York il gruppo del Partito Socialista Europeo con cui siamo in diretto contatto.

Più nel concreto, in Italia a livello istituzionale ci sono due aspetti su cui credo sarebbe importante concentrarsi.

  • Il primo è il rapporto tra INDIRE, l’istituto di ricerca per l’innovazione nella didattica, e il ministero. L’INDIRE ha vari progetti di messa in rete di scuole che svolgono attività innovative (ad es. con i progetti “Avanguardie educative”, “Piccole scuole”, ecc…). Ma progetti di questo tipo dovrebbero essere affiancati da meccanismi che rendano stabili le innovazioni, altrimenti queste rischiano di svanire se gli insegnanti che le hanno promosse non hanno più le energie per portarle avanti, si trasferiscono in un’altra scuola o vanno in pensione. Quindi, quanto spazio trovano i risultati dei progetti di INDIRE all’interno del ministero? Presto potremmo scrivere a Elisabetta Mughini, la responsabile del progetto Avanguardie educative, che mi sembra un buon esempio di progetto di questo genere. Ad es.: Quali sono le occasioni in cui il ministro o altri al ministero sentono cosa INDIRE ha da dire? … Se qualcuno fosse interessato, possiamo buttare giù le domande insieme.

Ci sono molti altri enti, come le associazioni di insegnanti, che si possono includere. Ma penso sia più facile partire da INDIRE, essendo direttamente legato al ministero.

  • Il secondo aspetto che si vorrebbe comprendere è quanto il dibattito pubblico sulla scuola, centrato moltissimo su questioni amministrative, concorsi e contratti, sia rappresentativo del lavoro svolto negli uffici del ministero, o se questo sia più bilanciato e includa di più la didattica. Questo credo dipenda dal background delle persone che lavorano agli uffici del ministero e, legata ad essi, dall’attività di un organo come il Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI), che porta insegnanti direttamente a contatto con il ministero. Da statuto, il ruolo del CSPI è piuttosto limitato. Esprime dei pareri non vincolanti e da quello che ho visto per gli ultimi cinque anni, a parte due pareri autonomi su temi didattici, la sua sensibilità è marcatamente di tipo sindacale. Riguardo a ciò, sto scambiando alcune email con Licia Cianfriglia, membro del CSPI espresso dall’Associazione nazionale presidi, per capire se informalmente esso sia stato usato almeno da qualche ministro come vero strumento consultivo per qualcosa di più costruttivo. Una volta che avremo conversato un po’ di più vi aggiornerò con un riassunto a proposito.

Il tema del ruolo dei civil servants che lavorano al MIUR è legato ad una conversazione che ho avuto riguardo al Canada con Jennifer Wallner, professoressa all’università di Ottawa che si è occupata dei sistemi educativi delle province canadesi, che sono generalmente considerati di successo. Il succo è che, all’interno di ciascuna provincia (gli “stati” della federazione), il sistema è altamente centralizzato e largamente gestito da un apparato burocratico altamente dedicato alla scuola, e che funziona senza necessariamente un continuo feedback da parte del mondo degli insegnanti. Il fatto che l’apparato burocratico sia ben competente in materia lo legittima agli occhi delle componenti della scuola.

Avrebbe molto valore estendere questa panoramica anche ad altri paesi, europei e non. Per esempio, qui negli Stati Uniti – non che sia necessariamente un esempio di sistema scolastico di successo – c’è Achieve, un istituto per certi versi simile ad INDIRE, ovviamente con la peculiarità americana di essere supportato da ogni tipo di fondazione privata (da Bill e Melinda Gates a ExxonMobil). Per gli altri stati europei, sarebbe molto utile e bello coinvolgere qualcuno dai circoli degli altri partiti del PSE qui a New York. Di base, le domande iniziali che proporrei sono equivalenti a quelle elencate sopra: Chi si occupa di didattica nei luoghi decisionali, e che background formativo ha (ad es. una qualche scuola nazionale dell’amministrazione o una formazione più pertinente)? Che rapporti di feedback ci sono tra i luoghi decisionali e gli insegnanti?

Parallelamente su un altro fronte, ci stiamo mettendo in contatto con la responsabile dell’ufficio Educazione del consolato di New York, per parlare dello stato dell’istruzione italiana a New York.

Fatemi sapere se qualcuno è interessato!

A presto,

Francesco Randi – circolopdnewyork@gmail.com

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Su razzismo e discriminazioni

COMUNICATO STAMPA

Noi iscritti del Circolo del PD di New York abbiamo vissuto un periodo intenso tra il lockdown per la pandemia e le proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd. Vivendo in questo territorio, ricco di opportunità ma anche di contraddizioni abbiamo visto crescere la nostra sensibilità su razzismo – definito da Gutierres il 10 giugno come una “piaga da combattere” –  e lotta alle disuguaglianze. “Dalle manifestazioni contro il razzismo – ha affermato Zingaretti  il 7 giugno – un bellissimo esempio di civiltà. Si può manifestare ancorati a valori grandi e indiscutibili in maniera sicura, responsabile e civile.” Quindi anche il nostro Segretario ci sprona a combattere sempre il razzismo, non solo a denunciarlo. Su questo vorremmo il nostro Partito piùincisivo nel Governo e nel Parlamento.

Per la legge Bossi-Fini del 2002 scendemmo in piazza, poi ci abituammo. Allo stesso modo non vorremmo abituarci ai decreti sicurezza di Salvini, la cui revisione sembra imminente. Dello ius soli ne parliamo sempre ma senza che si veda nulla di concreto.

Vorremmo che il nostro Partito, quando apre un fronte di discussione, poi lo chiuda con dei provvedimenti risolutivi. Chiediamo quindi che si calendarizzi la discussione di questi temi appena possibile.

La Segreteria del Circolo